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Carta dei diritti dei bambini

LA CARTA DEI DIRITTI DEL BAMBINO IN OSPEDALE

copertina carta dirtti
  1. Il bambino ha diritto al godimento del massimo grado raggiungibile di salute.
    L’Istituto si impegna alla promozione della salute del bambino già in epoca prenatale attraverso interventi educativi e di assistenza durante la gravidanza ed il parto.
    L’Istituto attraversoil proprio personale, concorre ad attuare interventi di educazione sanitaria nei confronti del bambino e della famiglia, con particolare riferimento al sereno inserimento del neonato nel nucleo familiare e alla promozione dell’allattamento al seno, alla nutrizione, all’igiene personale e ambientale, e alla prevenzione degli incidenti e delle malattie.
  2. Il bambino ha diritto ad essere assistito in modo "globale". 
    Il  personale attua l'assistenza tanto nella "cura" quanto nel "prendersi cura" delle, condizioni generali del bambino e del suo contesto di vita.
    Il personale opera integrandosi con le altre strutture sanitarie, educative e sociali competenti sul territorio.

  1. Il bambino ha diritto a ricevere il miglior livello di cura e di assistenza.
    Tutto il personale dell’Istituto, in base alle proprie specifiche responsabilità, funzioni ed attribuzioni, si adopera per garantire al bambino ed alla famiglia il migliore livello di cure e di assistenza, anche impegnandosi ad aggiornare la propria competenza professionale in rapporto allo sviluppo tecnico scientifico.
    Il bambino ha diritto ad essere ricoverato in zone a lui dedicate e architettonicamente adeguate e ad essere accudito/assistito da personale formato nell’area pediatrica.
    Il ricorso all’ospedalizzazione è limitato solo alle situazioni in cui non sia possibile far fronte in altro modo alle esigenze assistenziali del bambino; vengono favoriti il day-hospital, il day-surgery e l’assistenza domiciliare.
    Nel caso in cui le risorse dell’Istituto non consentano di far fronte alle esigenze del bambino è dovere dei sanitari indirizzare la famiglia presso altre strutture che offrano maggiori garanzie di cura e di assistenza.

  2. Il bambino ha diritto a veder rispettata della propria identità personale, culturale e religiosa.
    Il personale ha il dovere di identificare il neonato, bambino e la madre con i loro nomi in tutte le circostanze legate alla loro permanenza in ambiente ospedaliero, e di non sostituire il nome con termini che rimandino alla sua patologia, al numero di letto, e così via.

  3. Il bambino ha diritto a veder rispetta della propria privacy.
    Tutto il personale  garantisce il rispetto del pudore e della riservatezza di cui hanno bisogno i bambini ed i loro familiari. Una particolare attenzione deve essere dedicata alle esigenze degli adolescenti.
    Il personale è tenuto a rispettare l’obbligo del segreto professionale.
    Il trattamento dei dati "sensibili" è conforme a quanto disposto dalla normativa vigente.

  4. Il bambino ha diritto ad essere tutelato nel proprio sviluppo fisico, psichico e relazionale anche nei casi in cui necessiti di isolamento. Il bambino ha diritto di norma a non essere trattato con mezzi di contenzione.
    Il personale assicura e promuove il rispetto delle esigenze affettive, espressive ed educative ed in particolare la continuità delle relazioni familiari.
    L’Istituto offre la possibilità di un contatto diretto e continuativo madre-neonato (rooming-in) al fine di favorirne il reciproco attaccamento. La famiglia viene coinvolta attivamente nel processo di cura.
    Deve essere favorita la consitnuità assistenziale delle relazioni familiari, anche nei servizi di cure intensive e nelle situazioni assistenziali in cui si prevedono interventi invasivi, compatibilmente con le esigenze cliniche. Un numero maggiore di visitatori al di fuori degli orari definiti, è subordinato alle condizioni del bambino, alle caratteristiche del reparto/servizio, e soprattutto al rispetto della privacy di tutti i ricoverati.
    Vengono favoriti il collegamento con i servizi servizi socio-educativi del territorio e delle associazioni di volontariato riconosciute in conformità alla normativa vigente, per garantire al bambino relazioni significative, qualora si dovesse trovare in situazione di "abbandono" o di temporanea difficoltà del nucleo famigliare.
    Il bambino può decidere di tenere con sé i propri giochi, il proprio vestiario e qualsiasi altro oggetto da lui desiderato purché questi non rappresentino un pericolo od un ostacolo per il suo o l’altrui programma di cure.
    Durante il ricovero viene garantito il quotidiamo bisogno ludico ricreativo del bambino.
    In caso di ricovero prolungato, viene garantita al bambino la continuità del suo percorso educativo - scolastico. Il ricorso a mezzi limitanti la libertà di azione e di movimento avviene nelle situazioni in cui si ravvisa un rischio di compromissione del processo diagnostico-terapeutico, ovvero nelle situazioni in cui venga messa in pericolo l’incolumità del bambino stesso o di altri.

  5. Il bambino ha diritto ad essere informato sulle proprie condizioni di salute e sulle procedure a cui verrà sottoposto, con un linguaggio comprensibile ed adeguato al suo sviluppo ed alla sua maturazione. Ha diritto ad esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessi. Le opinioni del bambino devono essere prese in considerazione tenendo conto della sua età e del grado di maturazione.
    Il personale si impegna ad instaurare con il bambino e la sua famiglia una relazione improntata sul rispetto e sulla collaborazione.
    Vengono semprer ricercati gli spazi per l’ascolto, i tempi, le modalità e gli strumenti comunicativi più idonei .
    La comunicazione verable deve essere adeguata alle capacità di comprensione di ogni singolo bambino e può avvalersi del gioco,delle narrazioni, deidisegni, delle immagini. Per le persone straniere con una scarsa padronanza della lingua italiana l’Ospedale attiva rapporti con le Associazioni di volontariato, con i mediatori culturali, e/o con i Consolati di riferimento.

  6. Il bambino ha diritto ad essere coinvolto nel processo di espressione dell’ assenso/dissenso alle pratiche sanitarie che lo riguardano. Un assenso/dissenso progressivamente consapevole in rapporto alla maturazione del minore va sempre promosse e ricercato anche e soprattutto attraverso le relazioni familiari.
    Tenuto conto che il bambino non ha tutti gli strumenti per utilizzare appieno un’informazione adeguata ad esprimere un assenso/dissenso in merito a decisioni legate alla malattia, va tuttavia considerato che il silenzio aumenta le paure.
    E’ difficile pensare ad un assenso/dissenso informato prima dei sette anni. Successivamente, quando il bambino esplora meglio le proprie motivazioni e le confronta con ciò che gli altri dicono e fanno, è concepibile un assenso/dissenso informato insieme con quello dei genitori. A partire dai dodici anni, si può credere in un assenso o dissenso progressivamente consapevole, perché anche di fronte a situazioni di accanimento terapeutico i preadolescenti e gli adolescenti riescono a prefigurarsi il futuro e ad assumersi la responsabilità di fronte al proprio progetto di vita.
    E’ opportuno presentargli tutti gli scenari che è in grado di comprendere o immaginare/pensare. L’assenso/dissenso su atti concreti vicini alla sua esperienza farà nascere la necessaria alleanza tra l’adulto e il bambino.

  1. Il bambino ha diritto ad essere coinvolto nel processo di espressione dell’assenso/dissenso ad entrare in un progetto di ricerca - sperimentazione clinica.
    La sperimentazione sul minore è sempre vincolata a un valido consenso di chi esercita la potestaà genotoriale.
    Il mionore, compatibilmente con la sua età, ha diritto a essere personlamente informato sulla sperimentazione con un linguaggio e in termini a lui comprensibili, sulla diagnosi, sulla prognosi, sul tipo di trattamento sperimentale proposto, sulle alternative terapeutiche disponibili, sugli effetti collaterali e tossici, sulla libertà di uscire dal progetto in qualsiasi momento e della possibilità di conoscere i risultati conclusivi dello progetto stesso.
    In caso di rifiuto ad entrare nel progetto, i sanitari hanno comunque l’obbligo di garantire al bambino le cure convenzionali.

 

  1. Il bambino ha diritto a manifestare il proprio disagio e la propria  sofferenza. Ha diritto ad essere sottoposto agli interventi diagnostico terapeutici meno invasivi e dolorosi.
    Una specifica attenzione del personale sanitario è dedicata alla prevenzione e alle manifestazioni del dolore del bambino. Vengono adottate tutte le procedure atte a prevenirne l’insorgenza e a ridurne al minimo la percezione, nonché tutti gli accorgimenti necessari a ridurre le situazioni di paura, ansia e stress, anche attraverso il coinvolgimento attivo dei familiari.
    Un supporto particolare, sarà fornito ai familiari al fine di favorire la comprensione ed il contenimento del dolore dei propri figli.

  2. Il bambino ha diritto ad essere protetto da ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisica o mentale, di abbandono o di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento, compresa la violenza sessuale.
    Il personale sanitario ha il dovere di fornire al bambino tutto l’appoggio necessario ai fini dell’individuazione del maltrattamento e delle situazioni a rischio, che comportano la segnalazione alle autorità competenti e/o ai servizi preposti alla tutela del minore.
    Il personale si impegna altresì a collaborare, nell’ambito delle proprie specifiche competenze, con gli enti accreditati.

  3. Il bambino ha diritto ad essere educato ad eseguire il più autonomamente possibile  gli interventi di "auto-cura" e ad acquisire la consapevolezza dei segni e dei sintomi specifici della sua malattia.
    Il personale sanitario ha il dovere di mettere il bambino e la famiglia nella condizione di poter acquisire tutte le conoscenze, le capacità e le abilità richieste per una gestione il più possibile autonoma della malattia.

  4. Il minore ha diritto di usufruire di un rapporto riservato paziente- medico, ha diritto altresì di chiedere e di ricevere informazioni che lo aiutino a comprendere la propria sessualità. Ha diritto inoltre di chiedere e di ricevere informazioni sull’uso di farmaci, sostanze nocive ed eventuali evoluzioni verso le tossicodipendenze, e, se necessario, a essere adeguatamente indirizzato ai servizi di riabilitazione.
    Il personale, adeguatamente preparato, si impegna a rispondere alle domande poste dal minore anche indirizzandolo ai servizi preposti alla prevenzione, al trattamento e alla riabilitazione delle problematiche adolescenziali.

  5. Il bambino e la famiglia hanno diritto alla partecipazione.
    L’Istituto promuove iniziative finalizzate al miglioramento della qualità delle prestazioni erogate, coinvolgendo attivamente i bambini, le famiglie e le associazioni di volontariato.
    La tutela e la partecipazione degli utenti è conforme a quanto previsto dalla normativa vigente.


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