La ritenzione di corpi estranei nelle vie aero-digestive



La ritenzione di corpi estranei è una patologia non molto dibattuta per 2 motivi principali: è inconsueta perché tipica solo di alcune specifiche età della vita (dell’infanzia e della senilità) ed è patologia di confine senza paternità precisa. Di essa se ne occupano a seconda delle scuole e delle tradizioni locali, endoscopisti puri, gastroenterologi, otorinolaringoiatri, pneumologi, chirurghi toracici, anestesisti, radiologi interventisti.

I corpi estranei inalati o ingeriti sono tipici dell’età infantile (specie dell’età dai 4 ai 24 mesi che coincide con la fase “orale” in cui il bambino porta gli oggetti alla bocca a scopo di esplorazione del mondo esterno) o dell’età senile in cui, per problemi di masticazione, è possibile il passaggio in  faringe di boli alimentari troppo grandi.

Nei corpi estranei ci sono alcuni elementi in comune che vanno attentamente valutati: la pericolosità, l’urgenza e la difficoltà di estrazione.

La pericolosità è prevalentemente legata alle dimensioni ed alla struttura del corpi estranei. In linea generale maggiori sono le dimensioni maggiori sono i rischi. Tuttavia se questo assunto è certamente valido per i corpi estranei ingeriti, lo è meno per quelli inalati, posto che abbiano superato la strettoia della glottide: in questi casi i corpi estranei diventano altrettanto pericolosi anche se sono di dimensioni minori poichè procedono fino alla periferia dell’albero bronchiale con maggiore difficoltà nella successiva rimozione.

Per quanto concerne la struttura i corpi estranei acuminati o con superfici taglienti sono, ovviamente, i più a rischio: possono conficcarsi nella mucosa e determinare lesioni primarie o secondarie anche gravi e rappresentano spesso una grossa difficoltà per i tentativi di estrazione. Vale la pena inoltre di citare le tristemente famose pile di orologio, che sono estremamente pericolose non per le dimensioni o la struttura esterna, ma perchè determinano una reazione chimica con la parete mucosa, provocando in tempi brevissimi necrosi della stessa, ulcere anche profonde con formazione di fistole o addirittura di lesioni di strutture confinanti delicate (aorta, pericardio)

L’urgenza è da considerarsi sempre estrema e qualunque corpi estranei va rimosso il prima possibile. Anche se si tratta di corpi estranei ritenuti da molto tempo, questo non esime dalla necessità dell’estrazione nel minor tempo possibile. E’infatti purtroppo sempre possibile una dislocazione anche di un corpi estraneidi lunga data con esiti a volte anche fatali che non devono essere sottovalutati.

La difficoltà di estrazione mette spesso a dura prova il personale medico ed infermieristico. Nel caso di corpi estranei troppo grandi (relativamente al paziente) o acuminati, infissi, con superfici taglienti la rimozione diventa a volte assai difficile. E’ necessaria un’equipe assai esperta e dotata di attrezzatura varia e completa per poter far fronte alla sfida che ogni estrazione di corpo estraneo comporta.

Nella storia del ns Istituto sono decine i corpi estranei estratti dalle vie aeree o digestive; dalle classiche noccioline americane e monete, alle pile di orologio, pietre, spille, distintivi, protesi odontoatriche, parti di giocattoli, residui di cibo. In linea generale l’estrazione viene eseguita dallo specialista ORL, l’unico con esperienza nell’uso di strumenti rigidi (broncoscopi ed esofagoscopi), i quali sono necessari in tali manovre.

Quando arriva un paziente in PS con storia di ritenzione di corpi estranei abbiamo due classiche situazioni:

  1. a) certezza di presenza del corpo estraneo ritenuto perché la persona che accudiva il bimbo era presente nel momento dell’inserimento in bocca;
  2. b) sospetto di corpo estraneo nel momento in cui la persona che accudiva il bimbo non era presente e lo ha visto giocare con un oggetto che poi non ha più rinvenuto.

Mentre nel primo caso è necessario chiamare il 118 e portare il piccolo al P.S., nel secondo caso è necessario prima valutare le reazioni del piccolo;  in caso di comparsa di uno di questi segni nei minuti successivi -dispnea, disfagia, scialorrea, rifiuto ad alimentarsi, accessi di tosse stizzosa, cianosi, pianto inconsolabile- è comunque opportuno portare il bimbo in P.S. o allertare il 118. In caso di assenza di questi sintomi occorre comunque protrarre un atteggiamento di attenta osservazione del comportamento del piccolo per almeno 24 ore.

Nel caso di corpo estraneo certamente ritenuto ma anche nei casi dubbi in cui si manifestassero segni di cui sopra, l’unica cosa da fare a casa in attesa dei soccorsi, è accertarsi che il bambino ventili in modo adeguato. Qualora questo non avvenisse, con segni evidenti di difficoltà respiratoria, è necessario praticare la manovra disostruttiva di Heimlich con le sue varianti pediatriche. Esistono molti corsi e tutorial che è possibile seguire anche on-line per prendere confidenza con la manovra, ed è bene che tutti, non solo chi assiste i bimbi, la conoscano.

Una  volta giunti al P.S. ed eseguita la diagnosi, ma anche in casi molto dubbi dal punto di vista diagnostico  (corpi estranei radiotrasparenti e sintomi poco chiari), si impone il ricorso all’intervento in A.G. di endoscopia respiratoria, prima a scopo diagnostico e poi , se il corpo estraneo è confermato, alle manovre di estrazione.

L’intervento è assai delicato e può comportare comunque il ricorso alla terapia intensiva pre e post-operatoria.

Un cenno a parte, in conclusione, meritano i corpi estranei ritenuti nelle vie aeree da lunga data. Sono di solito di piccole dimensioni ed hanno raggiunto in genere le parti periferiche dell’albero bronchiale, dando sfumati segni di presenza, che non sono di facile lettura. In questi casi gli unici elementi suggestivi possono essere broncopolmoniti recidivanti (per l’effetto infiammatorio cronico sulla mucosa bronchiale) o comparsa di tosse periodica, capricciosa, stizzosa, senza caratteristiche definite. La diagnosi in questi casi è possibile solo con la diagnostica per immagini (TAC polmonare) o eventualmente con una broncoscopia diagnostica in A.G. qualora la sintomatologia persistesse aldilà di ogni terapia.

 

Roberto D’Agostino

Direttore U.O.C. Otorinolaringoiatria